In edilizia il margine si perde in cantiere e si scopre in contabilità, spesso mesi dopo. Una dashboard di commessa serve a spostare quella scoperta al momento in cui si può ancora fare qualcosa.
Il confronto che conta è uno solo: quanto è stato preventivato per questa commessa e quanto è stato speso finora, voce per voce. Sembra elementare, ma richiede di mettere insieme ore, materiali, mezzi e subappalti, che nelle imprese edili vivono in quattro posti diversi e arrivano con settimane di ritardo.
Quando quel confronto esiste ed è aggiornato, lo sforamento si vede al trenta per cento dei lavori invece che a consuntivo, ed è la differenza fra rinegoziare una variante e subirla.
È la voce che manda in crisi la cassa delle imprese edili: lavoro già eseguito e già pagato in costi, ma non ancora trasformato in fattura perché lo stato di avanzamento non è stato chiuso. Averlo sempre visibile, per commessa, cambia la gestione finanziaria più di qualsiasi altra metrica.
Un cantiere al sessanta per cento di avanzamento fisico che ha consumato l’ottanta per cento del budget non ha un problema futuro, ce l’ha già. La divergenza fra le due curve è il segnale precoce più affidabile che esista in edilizia, ed è visibile solo se entrambe vengono misurate.
Il punto debole è sempre il cantiere: ore e consumi registrati tardi o su carta. Prima della dashboard va sistemata la raccolta, con strumenti semplici da usare con i guanti addosso. Una vista bellissima alimentata da dati che arrivano con tre settimane di ritardo resta inutile.
Vedi anche la dashboard finanza, la dashboard direzionale e l’automazione documentale e delle approvazioni.
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