L’automazione dei processi aziendali consiste nel far eseguire a un sistema le attività che oggi una persona ripete uguali ogni giorno. Non è la digitalizzazione, che sposta la carta su uno schermo. È il passo dopo: il lavoro non cambia forma, sparisce.
Non tutti i processi rendono allo stesso modo. Un processo è un buon candidato quando ha queste caratteristiche insieme:
Al contrario, un processo che cambia ogni volta, che richiede giudizio o che accade di rado va lasciato dove sta. Automatizzarlo costa più di quanto rende.
L’amministrazione è quasi sempre il punto di partenza migliore, perché è il reparto dove le regole sono più chiare e il lavoro ripetitivo più concentrato: registrazione delle fatture passive, riconciliazione dei pagamenti, solleciti, note spese, report ricorrenti. Sono attività che si ripetono identiche e che oggi occupano persone capaci di fare cose più utili.
L’automazione classica sa gestire tutto ciò che è prevedibile: se accade questo, fai quello. Si ferma davanti a un documento scritto in modo diverso dal solito o a una richiesta formulata a parole.
È esattamente lì che entrano gli agenti AI: leggono documenti in formati diversi, capiscono richieste scritte da persone e decidono il passo successivo. Il risultato migliore si ottiene combinando le due cose, con l’automazione classica sulla parte prevedibile e l’agente sulla parte che prima richiedeva per forza un occhio umano.
Partiamo da un audit del processo, non da una proposta di strumenti. Individuiamo dove si perde più tempo, costruiamo la soluzione sui sistemi che già usate e la consegniamo documentata, così resta vostra anche senza di noi. Quello che mettiamo in produzione deve reggere il lavoro vero, non una dimostrazione.
Il processo cambia da settore a settore, e l’agente cambia con lui. Ecco dove abbiamo già portato questo approccio:
La digitalizzazione toglie la carta: il lavoro resta, cambia supporto. L’automazione toglie il lavoro: nessuno deve più eseguirlo. Si può essere completamente digitali e completamente manuali allo stesso tempo, ed è la situazione più comune che troviamo.
No. Costruiamo intorno ai vostri strumenti e li colleghiamo fra loro. Proporre una migrazione per poter automatizzare significa far pagare al cliente un problema nostro.
Su un processo singolo e ben delimitato si ragiona in settimane. La parte lenta non è la costruzione, è mettere d’accordo l’azienda su come funziona il processo oggi.
Per usare il sistema no. Durante la costruzione aiuta molto avere una persona che conosca il processo e possa rispondere alle domande, tecnica o no.
Con la stessa unità con cui avete misurato prima: ore impiegate, errori, tempo di risposta al cliente. Se non si può confrontare con il punto di partenza, non è una misura.
Se siete una piccola o media impresa, partite da qui: AI per le PMI italiane, dove spieghiamo perché il divario con le grandi imprese si sta allargando e da quali processi conviene cominciare.
Se preferite partire dai fatti invece che dal metodo, ci sono i casi studio per settore: che cosa abbiamo messo in produzione in sedici settori e quale riduzione di costo ha prodotto.
Simone Bruzzese, fondatore di BUILDER, è docente e relatore allo Specializing Master in Fashion Tech di POLI.design, la scuola fondata dal Politecnico di Milano.
Intervento: Artificial Intelligence in Fashion: from AI to Automations. È la stessa istituzione il cui Osservatorio misura il divario di adozione dell’AI fra grandi imprese e PMI italiane.
Prenota una call con BUILDER: analizziamo il tuo processo, ti diciamo che cosa conviene affidare a un agente e che cosa no, e ti diamo un passo successivo chiaro entro 24 ore.
Prima di partire, verifica se l’investimento rientra nei bandi e incentivi per l’intelligenza artificiale: su alcune misure il contributo a fondo perduto arriva al 70 per cento.
Vedi anche come si imposta la digitalizzazione aziendale processo per processo.
BUILDER progetta e costruisce il sistema di cui parla questa guida.