Un agente, nel modo in cui lo intendiamo quando lavoriamo, è un pezzo di software che riceve un compito, decide da solo quali passaggi fare, li esegue usando i sistemi dell’azienda e si ferma quando ha finito o quando serve una persona. Non è una chat e non è una macro.
Un’automazione tradizionale segue una strada scritta: se succede questo, fai quello. È prevedibile, si collauda e costa poco mantenerla. Quando le varianti sono migliaia, però, scrivere tutte le strade diventa impossibile.
L’agente serve lì: quando il compito è chiaro ma la strada cambia ogni volta. Leggere una richiesta scritta in linguaggio umano, capire di cosa parla, recuperare i documenti giusti e preparare una risposta sono passaggi che non si lasciano ridurre a un diagramma.
Nelle aziende che seguiamo gli agenti lavorano bene su compiti circoscritti: smistare e rispondere alla posta di primo livello, estrarre dati da documenti disordinati, preparare bozze di offerte, controllare che un ordine sia coerente con le condizioni concordate.
Hanno in comune due cose: un risultato verificabile e una persona che approva prima che qualcosa esca dall’azienda. Finché queste due condizioni ci sono, il rischio resta gestibile.
Calcolare uno sconto, emettere un documento fiscale, applicare una condizione contrattuale: sono compiti dove la risposta giusta è una sola e deve esserlo sempre. Lì un agente aggiunge incertezza senza aggiungere valore.
I sistemi che funzionano meglio mettono insieme le due cose: regole fisse dove la risposta è determinata, agenti dove serve interpretare. Chi vende solo la seconda parte sta vendendo un problema futuro.
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BUILDER progetta e costruisce il sistema di cui parla questa guida.
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