Quando ci chiedono una dashboard, la prima lista di indicatori che riceviamo è sempre lunga. Dentro c’è tutto quello che il gestionale sa calcolare, perché nessuno vuole essere quello che ha lasciato fuori un numero. Poi la dashboard va in produzione e dopo due settimane la aprono in tre.
La domanda da fare su ogni numero è semplice: se domani questo valore peggiora del venti per cento, chi fa cosa? Se la risposta non esiste, quel numero non è un indicatore, è una curiosità.
Questo filtro da solo taglia quasi sempre due terzi della lista iniziale, e quello che resta è molto più facile da costruire bene.
Un indicatore senza un responsabile viene guardato da tutti e corretto da nessuno. Nelle aziende dove funziona, ogni numero in dashboard ha una persona che se ne occupa e una soglia oltre la quale si muove qualcosa.
La soglia è la parte che si dimentica sempre. Senza, il verde e il rosso diventano opinioni, e la riunione si trasforma in una discussione su quale colore meriti il numero invece che su cosa fare.
Il capo reparto e la direzione non hanno bisogno degli stessi numeri alla stessa velocità. Il primo ragiona a giornate, la seconda a mesi, e costringere entrambi sulla stessa schermata significa renderla inutile per tutti e due.
Costruire due viste separate costa poco quando i dati sono già puliti. È la pulizia dei dati il lavoro vero, non il grafico.
Vedi anche la dashboard KPI e la dashboard direzionale.
BUILDER progetta e costruisce il sistema di cui parla questa guida.
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