Il momento più imbarazzante di un progetto arriva alla prima estrazione, quando si scopre che lo stesso cliente esiste quattro volte con quattro nomi, che il campo settore è libero e contiene duecento valori diversi, e che i resi sono registrati in due modi a seconda di chi li inserisce.
Le anagrafiche si sporcano perché l’azienda ha lavorato: persone cambiate, gestionali migrati, acquisizioni, urgenze risolte creando un nuovo codice. È un segno di attività, non di disordine.
Il problema nasce quando qualcuno costruisce un numero sopra quei dati senza guardarli. Il grafico esce comunque, bello e sbagliato, e viene usato per decidere.
Una pulizia fatta a sentimento non finisce mai. Conviene misurare: quante anagrafiche sono doppie, quante hanno la partita IVA assente, quanti ordini hanno un articolo che non esiste più, quanti campi obbligatori sono compilati con un punto.
Con i numeri davanti si capisce subito cosa vale la pena sistemare adesso e cosa può restare sporco ancora un anno senza fare danni.
Ripulire una volta sola serve a poco: dopo sei mesi il disordine torna identico. Insieme alla pulizia va cambiato il punto in cui i dati entrano, con elenchi chiusi al posto dei campi liberi e controlli al salvataggio.
È meno spettacolare di una dashboard nuova ed è la ragione per cui quella dashboard continuerà a dire la verità anche fra due anni.
Vedi anche cosa fare quando nessuno sa piu come funziona il sistema, e l’automazione dei dati e la dashboard KPI.
BUILDER progetta e costruisce il sistema di cui parla questa guida.
Approfondisci: Dashboard KPI aziendali