Quasi tutti i progetti di dashboard partono con la richiesta del tempo reale. È comprensibile: suona come la versione buona dello strumento. Poi si guarda quali decisioni si prendono davvero su quei numeri e si scopre che quasi nessuna cambia nel giro di un’ora.
Un numero va aggiornato con la stessa velocità con cui qualcuno può agire su di esso. Le consegne in ritardo vanno viste adesso, perché adesso si può chiamare il cliente. Il margine per linea di prodotto si guarda a mese chiuso, perché nessuno cambia un listino alle undici di martedì.
Aggiornare tutto in continuo costa di più in infrastruttura e, cosa peggiore, abitua le persone a guardare oscillazioni che non vogliono dire niente.
Ci sono casi in cui vale ogni euro: produzione con fermi macchina, logistica con consegne in giornata, assistenza con contratti di servizio da rispettare, ecommerce in giornata di picco.
Il filo comune è che esiste una persona, in quel momento, che può fare qualcosa. Se quella persona non c’è o non ha potere di intervento, il tempo reale è un lusso che paga qualcun altro.
Nella maggior parte dei progetti la soluzione è ibrida: due o tre numeri aggiornati di continuo, tutto il resto una volta al giorno di notte, quando i gestionali sono liberi.
Costa una frazione del tempo reale totale e il novanta per cento del valore resta lì. I casi in cui serve di più si riconoscono subito, e in quelli si investe con cognizione.
Vedi anche la dashboard aziendale e l’automazione delle pipeline dati.
BUILDER progetta e costruisce il sistema di cui parla questa guida.
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